Un amico sconosciuto

                                    Il Gatto nero
Leonardo sale lentamente la lunga scala, la gradinata che accorcia il tragitto che porta a casa, aggrappato al passamano si tira su con negligenza, la sua mente è altrove, è pensieroso ma sorridente. Come potrebbe non esserlo, gli è nato il primo figlio. La lunga scalinata è una scorciatoia per i pedoni, evitano che questi facciano un lungo giro intorno ai caseggiati per giungere ai palazzi del quartiere dove abita anche lui, giunto a metà della lunga gradinata Leonardo si ferma su uno dei pianerottoli che la divide. Un po’ per prendere fiato, un po’ per vedere quanta ancora ne ha da salire. Nell'alzare la testa, nota sul pianerottolo successivo un grosso gatto nero, seduto e con due occhi di fuoco che guardano lui. Arrivato alla sua altezza, e giacché il gatto non è per niente intimorito, allunga la mano e gli fa una carezza “mio buon amico non credo che aspetti me, comunque buona notte”.
Leonardo riprende a salire, arrivato quasi alla fine della scala, rialza la testa quasi a voler costatare che la fatica era prossima a finire. Questa volta non è un gatto ad attenderlo alla fine della scalinata, né altro animale. Sono due giovani armati di mazza, dalla loro espressione, e dai randelli, Leonardo capisce che non sono armati da buone intenzioni. Il sospetto non si fa attendere, il più grosso dei due giovani gli fa: “Che ci fai a quest’ora per la strada non sai che vige il coprifuoco per tipi come te? Se vuoi salire, o ridiscendere, dovrai pagare, altrimenti ti spezziamo le gambe”. Leonardo guarda i due allo stesso tempo tira fuori le sacche dei pantaloni per mostrare ai due la loro inutilità come portamonete, sono vuote. “ Dino il tizio fa lo spiritoso, merita una lezione.” Così dicendo con due salti è nei pressi di Leonardo. Il poveretto è rassegnato, sa che nulla può contro due energumeni armati di mazze.
Mentre sta per attribuirgli un primo colpo al malcapitato Leonardo, dal buio della notte, all'improvviso, una massa nera si avventa sul volto del giovane, il quale non si rende conto di chi e cosa stesse succedendo, il dubbio dura un istante, poi comincia a urlare dal dolore inflitto dagli artigli del gatto che gli lacera le carni del viso. Il secondo giovane, nel frattempo è bloccato con la mazza a mezz'ariadall'improvviso apparire di quella massa nera sul viso dell’amico. Non sa che pesci pigliare. Leonardo è passato in secondo ordine, calare la mazza sulla massa nera rischia di spaccare la testa al solidale. Intanto, come se avesse sentore del pericolo, il gatto lascia la prima presa, si acquatta a terra, in gobba la schiena arruffando il pelo e mostrando denti ben affilati. Sembra una pantera pronta a scattare, il ringhio è quasi un ruggito, come quello del suo antenato. A rendere più caotica le circostanze, sono lamenti e le bestemmie del sodale, le ferite devono bruciargli non poco. L’amico pensando di ricevere lo stesso trattamento dal gatto/pantera, non perde altro tempo, butta via il bastone e corre in aiuto del poco fortunato amico. I due non avendo più nulla a pretendere, con la coda tra le gambe, salgano la rampa di scala per poi sparire inghiottiti dal buio da dove erano usciti. Ora sul pianerottolo sono rimasti loro due, Leonardo e il gatto. Il primo è fermo dove è sempre stato fin dal primo momento, la paura che possa subire la stessa sorte del rapinatore, lo tiene attaccato al corrimano di ferro come unica angora di salvezza. Ha quasi timore di guardare il gatto, lo sbircia di sottocchio per un minimo di tutela alla sua incolumità. Passati alcuni minuti, il gatto, piano-piano si avvicina all’uomo, lui sente un brivido salirgli lunga la schiena, s’irrigidisce ancor di più senza avere la forza di compiere il minimo movimento. Solo quando sente l’animale strofinarsi ronfando vicino alle sue gambe, i muscoli tendono a rilassarsi. Lui intanto continua aver paura, non sa cosa pensare dello strano comportamento del gatto. Certo, coscientemente, non può pensare che il gatto sia venuto in suo soccorso. Né che fosse un suo amico, lui nemmeno l’aveva mai visto fino a due minuti prima, ne pensa che una carezza e un saluto, l’abbia reso suo amico per la pelle. Quindi? L’unica ipotesi, plausibile, da pensare, è che il gatto è impazzito, perciò inaffidabile. L’animale come se avesse intuito i timori dell’uomo, sale l’ultima rampa di scale e scompare nella notte come i due fuggiaschi di prima.
Leonardo, a sua volta, comincia a salire ancor più lentamente del gatto, il sospetto che possa trovare un’altra sgradita sorpresa dietro l’angolo del palazzo lo fa avanzare con circospezione. Un vecchio detto recita: non c’è due, senza tre! E lui per questa notte avuto già abbastanza emozioni. Arrivato sul piano stradale, sbircia a destra e a manca per assicurarsi di essere solo nel buio che lo circonda. Alza le spalle, dondola la testa come chi ha assistito a qualcosa che non riesce a spiegarsi, poi riprende il suo passo verso la sua meta con un laconico: bah! Vuol dire mettere il trascorso alle spalle e andare verso il futuro. Lui non lo sa, ma a poca distanza da lui, con passo da felino che gli compete, lo segue il grosso gatto nero, non è facile distinguerlo, ma è lì dietro di lui, ad accompagnarlo fin quando non lo vede scomparire nel portone di casa. Arrivato sul pianerottolo di casa sta per aprire la porta quando, inaspettatamente, data l’ora di notte, si apre la porta a fianco la sua, ad affacciarsi è la signora Lucia.
”Meno male è arrivato, a parte che volevo sapere come è andata con il bimbo e sua moglie, tutto bene? E poi non riuscivo a dormire, è tutto la sera che Miciù sta davanti alla porta a miagolare, aspettava lei”.
Difatti la gatta della signora Lucia è già tra le gambe di Leonardo a ronfare.
”Avevo pensato che volesse partorire giacché è prossima a farlo, invece aspettava lei, spero che ora mi farai dormire, dai vieni Miciù, lasciamo riposare il signor Leonardo che ne ha tanto bisogno anche lui.” Con ciò lei e la gatta, col suo pancione, e dopo aver salutato, rientrano in casa. Leonardo è stato tentato raccontare l’accaduto capitatogli sulle scale, poi pensando che ciò avrebbe disturbato il sonno della vecchia signora, rimanda a un'altra occasione. La mattina dopo, come tutti i giorni del resto, Miciù è fuori al suo terrazzino che gratta sul vetro della portafinestra per ricevere i soliti croccantini, abitudine acquisita, sua moglie vezzeggia Miciù più della signora Lucia. Guardando la gatta mangiare si ricorda l’evento della sera prima rivolgendosi al gatto, gli fa: ” Miciù non è che tra i tuoi spasimanti ci fosse un gatto nero.” Poi sorridente senza aspettare la risposta che mai poteva dare il gatto, si prepara ad andare al lavoro per chiedere il permesso di giorni di ferie per stare vicino alla moglie e al figlio.

È passata una settimana, Leonardo e famiglia sono ritornati a casa. Il bimbo ha preso possesso della sua cameretta, e papà e mamma hanno fatto lo stesso. Il giorno dopo, mentre Leonardo è alle prese con la macchinetta del caffè, Miciù è al suo posto, a grattare vicino ai vetri, Leonardo si appresta ad aprire facendosi di lato. Miciù non è sola, ha tra le fauci un gattino che depone ai piedi di Leonardo: ” Miciù mi compiaccio per il tuo lieto evento, io non ti avevo chiesto un gatto nero, volevo solo sapere se tra i tuoi spasimanti, ci fosse un gatto nero.” Poi guardando il piccolo micio, si dice: che stupido che sono, forse è lui la risposta alla domanda. Intanto la moglie dalla stanza da letto gli chiede con chi stesse parlando. Lui si affretta a portargli il caffè, che nel frattempo era uscito. Seduti sul letto a sorseggiare il nero nettare, Leonardo riferisce alla moglie la nuova presenza in casa, quella del gattino, e i suoi dubbi. Dopo avergli esposto per bene tutti i particolari, aspetta che la moglie, essendo molto sensibile alla vita dei nostri amici animali, faccia una sua analisi, che non si fa attendere.     "Caro, se vuoi una ragione plausibile agli eventi, dobbiamo pensare, come giustamente hai rilevato tu, anche se con molti dubbi, a un legame tra il gatto che ti ha difeso e la nostra amica Miciù. Mi spiego: quando hai incontrato il gatto sulle scale, lo hai accarezzato e lui accettato la carezza considerandoti un amico, forse perché avevi addosso l’odore di Miciù. Forse ti stava venendo dietro perché sapeva che saresti andato a casa, cosa che interessava anche lui, avendo l’innamorata alla porta accanto alla tua. Ti ha difeso come avrebbe fatto un cane, in questo caso non ti saresti meravigliato, se proprio devi pensare qualcosa, rallegrati che hai un altro vero amico. Se pensi sia stata abbastanza esauriente nell'analisi, proseguiamo dando inizio alle presentazioni, dell’arrivo, e ultimo membro della famiglia, a proposito è maschio o femmina? Dobbiamo fare la scelta per il nome.” Leonardo non sa se l’analisi della moglie sia giusta o meno, però sa che nome dare al nuovo arrivato: Liquirizia, nome più che giusto visto il nero del pelo che circondano due occhi vispi e lucenti. A voi lettori la scelta, sono andate così le cose? Un dubbio Leonardo ormai non c’è l’ha più: che il grosso gatto nero, è assodato essere suo amico!

Chi è privo di fantasia, guarda il mondo e quello che lo circonda, con un occhio solo!    Leonardo


 







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